Il nazismo vince su tutti i fronti

 

 

comunicato di Rete-ECO
Rete ECO - Ebrei Contro l'Occupazione <rete.eco@gmail.com>
Date: 20 gennaio 2014 12:02
Oggetto: Comunicato: Violenza e intimidazioni alla presentazione del libro "Sinistra e Israele"
A: rete.eco@gmail.com

Rete ECO, ebrei contro l'occupazione, condanna con la massima forza l'attacco contro il nostro compagno Marco Ramazzotti-Stockel, brutalmente scaraventato fuori dalla porta dei locali del tempio di Via Cesare Balbo da un gruppo di giovani violenti, per impedirgli di partecipare alla presentazione del libro “Sinistra e Israele” di Fabio Nicolucci la scorsa settimana. Condanniamo anche le pesanti intimidazioni rivolte ad altri partecipanti della serata, lontana dal potersi definire un evento culturale. Un gruppo di squadristi (non c'è altra parola) ultrasionisti hanno infatti tolto la parola a chiunque non fosse delle proprie becere idee. Tra gli aggrediti anche gli stessi organizzatori dell'evento, Tobia Zevi, dell'Associazione di cultura ebraica Hans Jonas e Giorgio Gomel, rappresentante di Jcall Italia (European Jewish Call for Reason).

Tristemente, le autorità della Comunità ebraica non hanno ad oggi condannato questo grave episodio che purtroppo non è affatto un caso isolato. Nella Comunità di Roma la libertà di espressione è oramai da tempo violata con la prevaricazione e l'intimidazione; e la violenza regna. Dagli striscioni contro Moni Ovadia e Giorgio Gomel del 2011, all'ennesima aggressione (con una mazza da baseball!) avvenuta al ghetto pochi giorni fa contro un ragazzo che ha osato rimuovere un manifesto che elogiava il criminale di guerra Ariel Sharon.

Nel contempo, le istituzioni comunitarie, anziché limitarsi a garantire servizi di religione e cultura agli iscritti, come dovrebbero, si atteggiano invece a terza ambasciata di Israele a Roma. Il tempio viene dissacrato, utilizzandolo come una piazza per manifestare sostegno indiscriminato alle politiche Israeliane, com'è avvenuto nel 2012 durante l'attacco alla Striscia di Gaza, con tanto di manifesti e volantini, e la presenza di ben due ambasciatori dello Stato d'Israele.

Ribadiamo il nostro diritto e dovere, anche da ebrei, di criticare le politiche dello stato d'Israele e sostenere i valori più cari della nostra cultura italiana ed ebraica.

20 gennaio 2014                     Rete ECO - Ebrei Contro l'Occupazione  

 

 

il nostro Marco: http://nuke.alkemia.com/MedioOriente/LAggressioneaMarcoRamazzottiStockel/tabid/1388/Default.aspx


Rete-ECO ha firmato l'appello contro l'accordo ACEA-Mekorot. In italiano: http://bdsitalia.org/index.php/comunicati-sul-bds/1088-acea-mekorot--

2 uccisi in raid israeliano su Gaza. In italiano: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95820&typeb=0&Ancora-raid-su-Gaza-2-morti-

 

sono diventati quattro i blocchi di colonie che Israele vuole annettere. In italiano: http://nena-news.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=95668

tenendosi il 13% della Cisgiordania. In italiano: http://www.agi.it/estero/notizie/201401191451-est-rt10049-m_o_israele_punta_al_13_della_cisgiordania_in_futuro_accordo

 

programma di nuovi alloggi in colonia. In francese: http://www.assawra.info/spip.php?article5939

un commento (nel titolo): http://angryarab.blogspot.it/2014/01/kerry-peace-plan.html

in italiano: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95851

in inglese, e tradotto in italiano: campo profughi di Balata
http://www.bocchescucite.org/dovevano-restare-li-per-poco-i-palestinesi-rifugiati-nel-campo-di-balata-nei-pressi-di-nablus-ma-sono-li-da-63-anni/ (grazie don Nandino!)


divieto di spostarsi da Gaza alla Cisgiordania. B'Tselem, da Alessandra Mecozzi: https://www.youtube.com/watch?v=G6yXR5RA8mg (da http://www.btselem.org/publications/201401_so_near_and_yet_so_far) e http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95921

Israele vieta l'accesso a Gaza a parlamentari europei: http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=641044

 

occupazione e risorse naturali. In italiano: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95817&typeb=0&Palestina-occupazione-e-risorse-naturali

B'Tselem sull'area C: http://www.btselem.org/download/201306_area_c_report_eng.pdf

 

gli attacchi dei coloni in 8 anni sono quadruplicati: http://www.thenational.ae/world/middle-east/israeli-settler-attacks-on-palestinians-have-increased-fourfold-says-un#full (tradotto in francese in http://info-palestine.net/spip.php?article14349)

usare la 'archeologia' per cacciare i palestinesi (in realtà, più che di archeologia, si tratta del progetto, già in atto e bene evidente a chi va a Gerusalemme, di trasformare Israele e Palestina in una Disneyland a tema biblico) http://electronicintifada.net/content/settler-driven-archaeology-plan-threatens-push-hebron-family-farmland/13104

fra gli effetti della demolizione di case. In italiano: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=96108&typeb=0&Case-demolite-seri-i-danni-psicologici-per-i-bambini-palestinesi

 

proposte di boicottaggio europeo. In italiano: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95745 e http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95746&typeb=0&Imprenditori-israeliani-a-Netanyahu-fai-la-pace-con-i-palestinesi

minacce - anche di licenziamento (terzo e quarto paragrafo) a insegnante che critica l'esercito: http://www.haaretz.com/misc/article-print-page/.premium-1.570271

ridotto lo studio dell'arabo a scuola. In italiano: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=96065

Sharon e il linguaggio di Israele. Tradotto in italiano http://serenoregis.org/2014/01/24/le-uniche-parole-di-ariel-sharon-gideon-levy/ (inglese in http://www.haaretz.com/misc/article-print-page/.premium-1.567009) (grazie Nanni!)

autorità israeliane ad Auschwitz-Birkenau: http://www.haaretz.com/misc/article-print-page/.premium-1.570382

in memoria di Shulamit Aloni: http://www.jeremiahhaber.com/2014/01/one-of-israels-last-remaining-jews-dies.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+jeremiahhaber%2FPcEx+%28The+Magnes+Zionist%29

 

ricetta. In italiano: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=96046

 


campo profughi di Yarmouk. In italiano: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95643 e http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95829

l'Iran non è a Ginevra. In italiano: http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95757&typeb=0&Onu--No-Iran-a-Ginevra-

e http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95827

 

la nostra Stefania, dalla Guinea: http://www.croceorsa.blogspot.it/2014/01/due-mesi-in-guinea-conakry.html

da Nicoletta, Stelle cadenti: https://docs.google.com/file/d/0B0L5hAXXq5GpdGVaS1VEdkVxQ3VaS3VSVi1nZkpvLU5abDZr/edit

 

grossi guai generalizzati. In italiano: http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=10232

 

in copia-incolla e negli allegati, dalla nostra Susanna

ciao paola, mi sembra importante aderire anche se non riguarda direttamente i palestinesi (ma i paesi limitrofi, sì). ciao

susanna

 

Da: scendiamoincampo@googlegroups.com [mailto:scendiamoincampo@googlegroups.com] Per conto di Vittorio Agnoletto
Inviato: lunedì 20 gennaio 2014 18:49
A: 'Vittorio'
Oggetto: Appello con Zanotelli contro gli accordi che l'UE vuole imporre all'Africa [...]

 

Carissimi

vi invio un appello lanciato insieme a padre Alex Zanotelli con l’obiettivo di fermare gli “EPA”, gli accordi economici che l’UE vuole imporre al continente africano e che produrrebbero un reale disastro nella già fragile agricoltura di quel continente; come in altre occasioni è un contributo che ci può aiutare ad alzare lo sguardo oltre la nostra realtà. Grazie a tutti coloro che ci aiuteranno a farlo girare. Chi vuole sottoscriverlo può mandarmi una mail.

[...]Un caro saluto,

Vittorio

 

 

 

Appello alle associazioni, alle reti sociali, agli  istituti missionari

                    e a tutte le donne e gli uomini di buona volontà

 

 

FERMIAMO GLI “EPA”

 

         DIFENDIAMO IL FUTURO DEI POPOLI AFRICANI

DAGLI ACCORDI ECONOMICI CHE L’EUROPA VUOLE IMPORRE

 

 

L’Unione Europea, anche a motivo della crisi economica, persegue una politica sempre più aggressiva per forzare i paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico) a firmare gli EPA (Economic Partnership Agreements - Accordi di partenariato economico). Una trattativa questa durata quasi dieci anni;  la UE esige che  entro il 1 ottobre 2014 gli accordi siano siglati (questo è il primo passo che precede la vera e propria firma che può avvenire anche a diversi mesi di distanza dopo la soluzione di tutti gli aspetti legali).

Le relazioni commerciali tra la UE e i paesi ACP sono state regolate dalla Convenzione di  Lomé (1975-2000) e poi di Cotonou (2000-2020) con la clausola che i prodotti ACP - prevalentemente materie prime - potessero essere esportati nei mercati europei senza essere tassati. Questo però non valeva per i prodotti europei esportati nei paesi ACP, che dovevano invece sottostare a un regime fiscale di tipo protezionistico.

Ora, la UE chiede ai paesi ACP di eliminare le barriere protezionistiche in nome del libero scambio perché così richiede il WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) che persegue la politica di totale liberalizzazione del mercato. Con gli EPA infatti le nazioni africane saranno costrette a togliere sia i dazi che le tariffe oltre ad aprire i loro mercati alla concorrenza. La conseguenza sarà drammatica per i paesi ACP: l’agricoltura europea (sorretta da 50 miliardi di euro all’anno) potrà svendere i propri prodotti sui mercati dei paesi impoveriti. I contadini africani, infatti, (l’Africa è un continente al 70% agricolo) non potranno competere con i prezzi degli agricoltori europei che potranno svendere i loro prodotti sussidiati. E l’Africa sarà ancora più strangolata e affamata in un momento in cui l’Africa pagherà pesantemente i cambiamenti climatici.

La UE vuole concludere in fretta questo negoziato vista l’importanza strategica dell’accordo soprattutto per il rincaro delle materie prime che fanno molta gola alle potenze emergenti (i BRICS ), in particolare Cina, India e Brasile  già così presenti in Africa.

Per di più gli EPA aprirebbero nuovi mercati per i prodotti europei, ma anche nuovi spazi per investimenti e servizi.

Il tentativo dell’Unione Europea di siglare gli EPA con i 6 organismi regionali coinvolti - Comunità dei Caraibi (Cariforum), Africa Centrale (CEMAC), Comunità dell’Africa Orientale (EAC) e Corno d’Africa, Africa Occidentale (ECOWAS), Comunità di sviluppo dell’Africa Australe (SADC) e infine i paesi del Pacifico – sta conoscendo significativi ostacoli. Al momento, la UE ha firmato un accordo definitivo solo con i quindici stati dei Caraibi. Le altre aree si sono rifiutate di firmare in blocco e la UE ha perseguito la politica di firmare EPA provvisori con i singoli paesi: 21 hanno finora siglato gli accordi anche se pochi hanno firmato, dando un chiaro segnale della inaccettabilità degli accordi e della fallibilità diplomatica dell’UE su questo fronte, e che sin dalla Conferenza di Lisbona (2007) si doveva presagire. In questo clima il Coordinamento per i Negoziati EPA, promosso dall’Unione Africana (UA), ha invitato tutti a non firmare per ora gli accordi EPA, ma di aspettare dopo il vertice Africa-UE che si terrà il prossimo aprile.

Noi, donne e uomini impegnati nella lotta per il rispetto dei diritti umani, missionari e laici, riteniamo che gli EPA siano profondamente ingiusti per queste ragioni:

-         in un’Africa già così debilitata, questi accordi costituirebbero un colpo mortale per l’agricoltura africana, in particolare per l’industria della trasformazione e della lavorazione dei prodotti agricoli, che può e deve arrivare a sfamare la propria gente;

-         l’eliminazione  dei dazi doganali nei paesi ACP, che costituiscono una bella fetta del bilancio statale, metterebbero in crisi gli stati ACP;

-         gli accordi fatti dalla UE con i singoli stati d’Africa hanno la conseguenza di spaccare le unità economiche regionali essenziali per una seria crescita dell’Africa;

-         non è vero che sia il WTO a esigere gli EPA, che sono invece frutto delle spinte neoliberiste di Bruxelles;

-         la UE deve rendersi conto che l’Africa sta guardando ai BRICS , in particolare a Cina, Brasile e India come partner più allettanti che l’Europa.

Noi guardiamo anche con grande preoccupazione ai negoziati di libero scambio(DCTFA) con tre importanti paesi del Nordafrica: Egitto, Tunisia e Marocco, ai quali bisogna aggiungere la Giordania. La UE vorrebbe negoziare la liberalizzazione dei settori agricoli, manifatturieri, ittici nonché l’apertura dei mercati pubblici alle compagnie europee. A nostro parere questo costituirebbe una minaccia diretta alle aspirazioni sociali e democratiche promosse dalle ‘primavere arabe’. Questi accordi rinchiuderebbero le economie di questi paesi in un modello di crescita rivolta all’esportazione e aprirebbero i mercati di quei paesi alle multinazionali europee.

L’Europa non può permettersi un negoziato del genere dopo il fallimento del Processo di Barcellona, firmato il 28 novembre 1995, con 15 paesi del Mediterraneo che voleva instaurare un’area di libero scambio nel Mare nostrum.

Siamo alla vigilia delle elezioni europee. Noi chiediamo che questi negoziati sia con i paesi ACP sia con i paesi del Mediterraneo diventino soggetto di dibattito pubblico. Non è concepibile che una potenza economica come la UE non abbia una seria politica estera verso i paesi più impoveriti, verso soprattutto il continente a noi più vicino: l’Africa.

Ci appelliamo a tutti quei gruppi, associazioni, reti, istituti missionari che hanno già lavorato sugli EPA a riprendere a martellare i nostri deputati a Bruxelles.

Non possiamo non ascoltare l’immenso grido dei poveri. E’ in ballo la vita di milioni di persone, ma anche il futuro della UE.

 

padre Alex Zanotelli - missionario comboniano

Vittorio Agnoletto - medico, network internazionale Flare

 

Maurizio Ambrosini - professore universitario Scienze Politiche Milano

Sylvie Coyaud - giornalista Il Sole-24Ore/Oggi Scienza

Angelo Del Boca - storico

Padre Benito De Marchi – Londra -GERT

Nicoletta Dentico - presidente OISG, Osservatorio Italiano Salute Globale

Padre Martin Devenish  - Gran Bretagna - GERT:Gruppo Europeo di Riflessione Teologica

prof. Carmelo Dotolo - Roma- GERT

Cristiana Fiamingo - docente di Storia e Istituzioni dell’Africa, Università degli Studi di Milano

Raffaele Masto - scrittore e giornalista di Radio Popolare. Autore del Blog: "Buongiornoafrica.it"

Nora Mc Kean -  associazione Terranuova

Silvestro Montanaro - giornalista e scrittore

Antonio Onorati - Centro Internazionale Crocevia

Moni Ovadia - scrittore, attore,  regista

Pietro Raitano - direttore Altreconomia

padre Efrem Tresoldi - direttore della rivista Nigrizia

Antonio Tricarico - presidente Re Common

padre Joaquim Valente da Cruz  - Portogallo -GERT

padre Fernando Zolli - Commissione Giustizia e Pace degli Istituti Missionari in Italia

Alberto Zoratti e Monica Di Sisto - Fairwatch

padre Franz Weber  - Austria - GERT